Storia dell'Oliva in Friuli - olistella

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Storia dell'Oliva in Friuli

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Storia dell'olivo in FRIULI VENEZIA GIULIA
Il principale nemico dell'olivo in Friuli e' da sempre  il FREDDO INVERNALE.

Da un punto di vista climatico i secoli XIV e XV furono caratterizzati da forte abbassamento medio delle temperature. Da Cronache Spilimberghesi Nell'anno 1432 il freddo secco'gli olivi insieme agli allori e agli alberi di fico Zamparutti, 2004. Un resoconto analogo si ha per Cividale nel 1490 Battigelli, 2002. Dal che si deduce tra l'altro che l'olivo era presente anche in pianura, e in una zona niente affatto favorita geograficamente questa presenza dell'olivo in pianura o in presenza di rilievi appena accennati non riguarda solo Spilimbergo, ma altre zone del nord alcune erano favorite dalla vicinanza del mare, quali Aquileia, Jesolo, Venezia, ma in altri casi Cremona, Malerba, S. Giovanni in Persiceto era stata la mitezza del clima a spingere la coltura in zone oggi inimmaginabili. Dalla meta' del  500 alla meta' dell'800 poi si ebbe il periodo climaticamente peggiore, quella che e'chiamata Piccola Era Glaciale.Nel corso del'inverno del 1709 la temperatura scese a meno 17 gradi  e i danni furono gravi perche' ci si affretto' a spiantare gli olivi seccati e a sostituirli con la vite invece di tagliarli e allevare i polloni che la ceppaia produceva l'anno successivo. Un evento analogo si verifico' nel 1788. Ma più che da avvenimenti climatici, l'olivo fu ostacolato da eventi socio economici. Si stava uscendo dal medioevo, la classe dei mercanti si espandeva e con essa i commerci e le comunicazioni. A rendere piu'difficoltosa la produzione in loco di olio di oliva fu il verificarsi della differenziazione dei noli avvenuta nel corso del 400, per cui il costo del trasporto delle merci non era piu' legato al peso o all'ingombro, ma al loro valore questo rendeva il trasporto a distanza di prodotti agricoli meno costoso, e veniva a cadere la convenienza a produrre derrate che venivano prodotte a costi minori altrove. Rientrava in questa tipologia di derrate l'olio di oliva. Cosi', via via che gli olivi, per varie ragioni, scomparivano, non venivano rimpiazzati, ma piuttosto sostituiti da colture arboree di piu' pronta entrata in produzione e di sicuro reddito la vite e il gelso. Alla decadenza della coltura contribui' anche la nuova politica economica iniziata nella prima meta' del sec. XVII dalla Repubblica di Venezia, la quale, mentre favoriva la coltivazione dell'olivo sulle coste e le isole del suo impero Mediterraneo, aggravava con provvedimenti fiscali la coltura degli olivi sulla terraferma, per mantenere il mercato alla produzione piu' abbondante e sicura delle terre d'oltremare
il rifornimento di olio nell'entroterra comincio' quindi a dipendere sempre piu' da Venezia.
In alcune zone del Veneto valli d'Illasi, del Chiampo e dell'Agno e' provato che la produzione ando', nell'ottocento, declinando soprattutto per motivi economici, infatti la costruzione della ferrovia facilito' la concorrenza di altri oli importati dalla Toscana e dalle Puglie Toniolo, 1914 Lanaro Sartori, 1992. Ovviamente si tratta di un fenomeno che non puo'non aver interessato tutta l'Italia Settentrionale, e che si e'completato in epoca recentissima sec. XX.
Verso il 1840 aveva cominciato anche ad apparire il verme o mosca dell'olivo Bactrocera oleae Gmelin, insetto che reco' gravi danni alla produzione dell'olio Clementi, 1847. La comparsa della mosca rappresento' un motivo di sostituzione degli olivi nel vicentino con specie piu' redditizie gelso e vite.
Quando i commerci si intensificarono ulteriormente la stentata olivicoltura padana continuo' ulteriormente a regredire o, piu' esattamente, a concentrarsi e a svilupparsi nelle zone piu' adatte laghi lombardi, colline veronesi, vicentine, padovane e romagnole. In queste zone e' sopravvissuta fino ad oggi.
Oggi e' possibile assistere a una ripresa dell'olivicoltura del Nord, sulla spinta di una serie di condizioni che non possiamo esaminare in questa sede cambiamenti climatici, cultivar piu' resistenti. Anche se l'entusiasmo che si e' diffuso per la coltura fa sperare in un suo rilancio su scala piu' ampia, e' bene non dimenticare che l'olivo ha avuto al Nord una vita sempre difficoltosa, e che si tratta pur sempre di ambienti all'estremo dell'areale naturale della specie.
Questo significa che la tecnica colturale, gli ambienti e il materiale vegetale vanno scelti con oculatezza, facendo tesoro non solo della scienza olivicola come si e' sviluppata nel corso dell'ultimo secolo, ma anche di quanto e' maturato dall'esperienza di tanti secoli di coraggiosi e tenaci tentativi degli olivicoltori padani.
CONSIDERAZIONI DI CHI SCRIVE

E' ipotizzabile che in futuro l'olivicoltura friulana, in special modo, quella di pianura possa svilupparsi in modo limitato ed essere sostenuta se assistita da tecniche di riduzione delle gelate come avviene per l'actinidia o il melo. L'azienda agricola STEFANI s.s. ha messo a punto con l'universita' degli studi di udine, un sistema prototipo di ventilazione di soccorso in occasione di gelate in presenza di umidita'. Il sistema consente di ridurre la temperatura al suolo di 4.5 gradi e di ventilare l'area eliminando o riducendo l'umidita' stagnante. Il costo dell'impianto e' stimato in 15.000 euro ettaro per appezzamenti fino a due ettari, 10.000 euro ettaro per appezzamenti fino a 5 ettari e 7.000 euro ettaro per appezzamenti fino a dieci ettari.
L'inconveniente per le aziende di dotarsi del sistema e' legato alla tardiva entrata in produzione delle piante giovani che espone l'investitore ad una spesa recuperabile solo dopo diversi anni, peraltro non assistita da alcuna forma di sostegno economico da parte del PSR regionale.

 
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